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Dott. Marco Mattei – Osteopata

Brevi approfondimenti

PARLANDO DI ME
Ho scelto di intraprendere questa professione di cui sono sempre più innamorato dalla prima volta che ne sono venuto a conoscenza, da paziente, dopo un infortunio a rugby (sport che ho praticato per quasi dieci anni, ed ho interrotto proprio durante il mio primo anno di università). È stato per me uno sconvolgimento entrare zoppicando nello studio di questo professionista (che poi ho scoperto essere sia fisioterapista, che osteopata), ed uscire, non senza aver sofferto, praticamente pronto per tornare a giocare.
La possibilità di restare nel mondo sportivo, aiutando gli infortunati a tornare in campo nelle migliori condizioni ed il prima possibile è stata la mia prima motivazione lavorativa, poi, negli anni, mi sono sempre più innamorato dell’invisibile mondo della prevenzione, sposato sia dall’osteopatia che dalla fisioterapia, che coinvolge tutti i pazienti, dai più ai meno giovani, accompagnandoli in un percorso che vede il mantenimento del benessere come meta da raggiungere.
Dopo 8 anni di collaborazione con il dottor Marco Comisso, ho deciso di intraprendere la libera professione in toto e mettermi totalmente in discussione.

TERAPIA MANUALE
Per terapia manuale si intende tutto quell’insieme di tecniche manuali che permettono al fisioterapista di lavorare sul paziente, agendo sui sistemi muscolo-scheletrico, osteo-articolare e vasculo-nervoso, tramite il connettivo/la fascia.
La terapia manuale si inizia ad apprendere durante l’università, sia in classe, sia durante tirocinio, ma la maggior parte delle volte viene approfondita durante diversi percorsi di formazione post-laurea, ad esempio la scuola di osteopatia, improntata fortemente sull’approccio manuale.
Per me la terapia manuale è toccare, sentire, ascoltare, vedere con le mani il tessuto e la fascia del paziente. Terapia manuale non è solo trattare, ma è anche testare, percepire temperature, rigidità, colore, prima e dopo le tecniche manipolative. Il nostro corpo comunica molto tramite la cute, chi ha avuto neonati o lavora con questi lo sa bene, ma magari con gli anni lo dimentica. Se una parte del nostro corpo risulta rigida, o gonfia, o calda, o dolente, un motivo ci deve essere, e non per forza la causa deve essere localizzata nel posto caldo o dolente.

PREVENZIONE
La prevenzione, in sanità, è l’insieme delle misure utili a prevenire la comparsa, la diffusione e la progressione delle malattie e il determinarsi di danni irreversibili quando la patologia è in atto.
In ambito fisioterapico, la prevenzione è fondamentale perché nelle persone sane può rilevare disfunzioni che potrebbero portare ad over-use/sovraccarico del sistema neuro-muscolo-scheletrico, mentre in quelle con patologia permette di ridurre i rischi sia di peggioramento delle funzioni colpite che di limitazione nelle attività di vita quotidiana.
Per me il primo obiettivo è quello di contribuire a prevenire gli effetti avversi dell’ipomobilità, grande piaga del mondo moderno, prima causa di una serie preoccupante di patologie, spesso evitabili modificando, non senza fatica, un malsano stile di vita. Quando si parla di prevenzione, spesso si tende a pensare ad un insieme di esami, visite e simili, mentre la vera prevenzione però non è solo lo scoprire in tempo di essere malato (cosa ovviamente di fondamentale importanza), ma anche creare le migliori condizioni per evitare l’insorgenza della malattia stessa.

COMPLIANCE
Compliance in ambito terapeutico significa aderenza al trattamento proposto, costanza nella progressione del percorso, valutazione critica e obiettiva dei cambiamenti che avvengono durante il trattamento.
Tutte queste cose devono essere condivise fin dall’inizio, poiché quasi nella totalità dei casi non è sufficiente una seduta per risolvere la problematica, ma almeno due, tre o quattro. Questo implica una aderenza da parte del paziente, che svolge un ruolo attivo, responsabile, determinante, che lo porterà al traguardo della guarigione. Non è un trattamento passivo nel quale il paziente è sdraiato e l’operatore lo colpisce con la bacchetta magica, purtroppo non è così.
Per me non è possibile stabilire con certezza la durata di un trattamento fisioterapico, sia perché varia a seconda della natura e della gravità della patologia, sia perché il percorso di recupero porta spesso con sé insidie che non è possibile preventivare a livello diagnostico. A volte si possono incontrare problematiche relazionali (non si può essere simpatici a tutti) o economiche, ma con una comunicazione chiara ed efficace, insieme, si ottiene il migliore percorso terapeutico, efficace e personalizzato su misura del paziente.

fisioterapista – fisioterapisti – fisioterapia

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